mercoledì 11 aprile 2007
venerdì 30 marzo 2007
chag pesach kasher vesameach!
zeman cherutenu,
tempo della nostra libertà.
Tempo di libertà, di riflessioni, di grandi magnate.
Auguro a tutti - ebrei e non -
che l'anno prossimo ci veda benè chorin,
liberi da oppressioni di ogni genere.
E a tutti gli ebrei dico:
bashanà habaà bYrushalaim,
che l'anno prossimo possiamo festeggiare
liberi e sicuri a Gerusalemme.
CHAG PESACH KASHER VESAMEACH!
Who let the Jews out?
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Sara
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giovedì 29 marzo 2007
viva la pappa...
Tornando ad argomenti più seri, mi rendo conto che in questo periodo c'è un mucchio di gente che cerca ricette per Pesach.
Ho deciso di dare anche io un contributo alla causa, mettendo a disposizione un paio di ricettine casalinghe.
Una premessa però: non mi chiedete di spiattellare in pubblico la mia ricetta di famiglia del charoset (la malta, insomma la marmellata che si mangia durante il seder) o roba simile. Ne va della mia incolumità. Non mi chiedete neppure la ricetta delle matzoballs, perché non saprei da dove cominciare.
Suggerisco invece una ricetta salata e una dolce, abbastanza facili.
La matzà rossa
Ingredienti: 2 azzime fini a testa, pelati, aglio, olio, sale, peperoncino e basilico in quantità sufficienti per un sugo per le persone che avete da mettere a tavola.
In una padella larga preparate il sugo normalmente, lasciando i pelati a pezzettoni. Intanto portate a bollore una pentola di acqua. Tuffatevi rapidamente le azzime spezzate in 4-6 pezzi (giusto qualche secondo, mi raccomando - altrimenti diventano una pappa immangiabile). Scolatele e saltate nel sugo. Servite subito.
Pasta reale
Ingredienti: 8 uova, 8 cucchiai di zucchero, 8 cucchiai abbondanti di farina di azzime, 1 arancia (buccia), un pizzico di sale.
Sbattete i rossi e lo zucchero. Unite la buccia dell'arancia. Sbattete a neve i bianchi con un pizzico di sale e uniteli all'impasto, alternando con la farina. Cuocere a 180° per 50 minuti, senza mai aprire il forno altrimenti si smonta!
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Sara
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sicurezza: tutto liscio come l'olio
Lunedì sera c'è stata a Milano la manifestazione per la sicurezza.
A dire il vero ce ne sono state ben 3. Una del centro-sinistra, una del centro-destra e una non ho ben capito di chi.
Io passo a Milano un certo numero di giorni al mese e, guarda caso, vivo in una delle aree ritenute più pericolose della città: abito a solo poche centinaia di metri da via dei Transiti, la traversa di viale Monza vera e propria "capitale" dello spaccio e della prostituzione.
A Milano non c'è una grande vita sociale, però a volte la sera esco. Qualche settimana fa, rientrando da una cena a mezzanotte passata, mi sono guardata intorno, mentre giravo 20 minuti alla ricerca di un parcheggio (questa sì vera piaga, visto che oltre tutto la metropolitana funziona solo fino a poco dopo mezzanotte...) ed sono riuscita a riscontrare le seguenti figure sosospette:
a) n.1 pusher
b) n.1 attempata battona italica.
Nella zona più pericolosa di Milano.
Comunque la notizia della manifestazione ha fatto il giro di giornali e telegiornali.
I postumi della sbornia di sicurezza non sono però forse così noti. Questa mattina la polizia ha dovuto bloccare per diverse ore il traffico di corso Buenos Aires, già funestato da incidenti fin dalla prima mattinata. Indovinate perché?
I manifestanti del corteo serale, cioè quello della Moratti e Berlusconi, evidentemente presi dalla foga o forse inesperti di fiaccolate e cortei, hanno sgocciolato la cera delle fiaccole sul manto stradale, creando una scivolosa e uniforme patina. Il risultato è che stamani il percorso del corteo dei manifestanti era ancora riconoscibile per il corteo di macchine e motorini incolonnati a passo d'uomo e intenti ad evitare di scivolare.
Il Comune porge le sue scuse alla cittadinanza e sostiene che pagherà i danni. Nell'intento di trasformare le vie di Milano nel salotto buono della città, si erano dimenticati di avvisare che la servitù aveva appena passato la cera.
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Sara
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martedì 27 marzo 2007
l'europa e le carote
Negli ultimi giorni, grazie alla felice contemporaneità del cinquantesimo dei patti europei di Roma e degli interventi di Bagnasco (il monsigneur) e di Ratzinger (la B16) siamo di nuovo tornati a parlare di radici dell'Europa.
Personalmente sono un'europeista convinta. Viaggiare avanti e indietro per lo spazio Schengen senza dover esibire un passaporto e muovermi senza dover cambiare moneta mi riempie ancora adesso, dopo alcuni anni, di un certo orgoglio. Senza considerare che, come italiani, se ci fosse mancato un aggancio all'economia europea saremmo tutti con le chiappe per terra.
Francamente, però, non mi sono mai messa da un punto di vista teorico. Eliminiamo alcuni fattori palesi: siamo un continente e abbiamo molte più cose in comune con i nostri confinanti che con i pinguini del Polo Sud. A parte tutto questo, che cos'è che tiene insieme l'Europa?
Insomma, tutto questo discorrere di radici comuni mi ha fatto riflettere. Proviamo a pensare per 5 minuti che abbiano ragione e cominciamo a scavare alla ricerca delle mitiche radici cristiane. Superato lo strato delle falde acquifere inquinate e dei residuati bellici delle ultime due guerre mondiali combattute sul suolo del nostro continente (che effettivamente rappresentano un ottimo esempio di pio amore cristiano, su cui riposano le fondamenta europee) troviamo... delle meravigliose baionette. Urka che scoperta! Una delle ultime volte che l'Europa è stata segnata da un'impronta unitaria è stata sotto Napoleone. Ma Napoleone non era quello che veniva dalla Francia rivoluzionaria, quella del divorzio e della cittadinanza per chi risieda sul territorio nazionale?
Forse però mi sbaglio ancora. Bisogna scavare più a fondo. Ma com'è che trovo altre armi? Mamma mia! Devo essere finita un paio di secoli ancora indietro in un altro splendido esempio di concordia cristiana: quando cattolici e protestanti se la davano di santa ragione per tutta Europa.
Vabbè, forse mi sbaglio ancora. Proviamo ad aggiungere il mitico prefisso giudeo- alla formula magica e come per incanto apparirà il solido sostrato giudeocristiano europeo. Forse.
Evito per pietà (non cristiana) di tornare verso la superficie, con quello che è successo sessanta-settanta anni fa durante l'ultima guerra e mi aggiro invece sul livello raggiunto. I resti però non lasciano molti dubbi: villaggi di ebrei incendiati, pogrom, ghetti.
Sarà colpa mia ma guardando indietro, o meglio in profondità, mica trovo delle grandi ragioni (giudaico)cristiane per stare tutti insieme. Per dirla tutta non ne trovo un granché in generale: a parte dei grandi momenti, sostanzialmente ci siamo date delle gran botte da orbi.
A dire il vero quello che non mi convince è proprio la prospettiva. Cristiane o giudaico-cristiane poco importa. La domanda resta sempre la stessa: da quando in qua gli esseri umani hanno le racidi? Siamo uomini o carote?
Forse semplicemente basta guardare un po' più in alto (verso i germogli, volendo). Io però preferisco dire che basta guardare avanti, verso il futuro.
Cercare di costruire un futuro più equo per tutti i cittadini europei mi sembra una ragione più che sufficiente per stare insieme.
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Sara
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