martedì 27 marzo 2007

l'europa e le carote

Negli ultimi giorni, grazie alla felice contemporaneità del cinquantesimo dei patti europei di Roma e degli interventi di Bagnasco (il monsigneur) e di Ratzinger (la B16) siamo di nuovo tornati a parlare di radici dell'Europa.
Personalmente sono un'europeista convinta. Viaggiare avanti e indietro per lo spazio Schengen senza dover esibire un passaporto e muovermi senza dover cambiare moneta mi riempie ancora adesso, dopo alcuni anni, di un certo orgoglio. Senza considerare che, come italiani, se ci fosse mancato un aggancio all'economia europea saremmo tutti con le chiappe per terra.
Francamente, però, non mi sono mai messa da un punto di vista teorico. Eliminiamo alcuni fattori palesi: siamo un continente e abbiamo molte più cose in comune con i nostri confinanti che con i pinguini del Polo Sud. A parte tutto questo, che cos'è che tiene insieme l'Europa?

Insomma, tutto questo discorrere di radici comuni mi ha fatto riflettere. Proviamo a pensare per 5 minuti che abbiano ragione e cominciamo a scavare alla ricerca delle mitiche radici cristiane. Superato lo strato delle falde acquifere inquinate e dei residuati bellici delle ultime due guerre mondiali combattute sul suolo del nostro continente (che effettivamente rappresentano un ottimo esempio di pio amore cristiano, su cui riposano le fondamenta europee) troviamo... delle meravigliose baionette. Urka che scoperta! Una delle ultime volte che l'Europa è stata segnata da un'impronta unitaria è stata sotto Napoleone. Ma Napoleone non era quello che veniva dalla Francia rivoluzionaria, quella del divorzio e della cittadinanza per chi risieda sul territorio nazionale?
Forse però mi sbaglio ancora. Bisogna scavare più a fondo. Ma com'è che trovo altre armi? Mamma mia! Devo essere finita un paio di secoli ancora indietro in un altro splendido esempio di concordia cristiana: quando cattolici e protestanti se la davano di
santa ragione per tutta Europa.
Vabbè, forse mi sbaglio ancora. Proviamo ad aggiungere il mitico prefisso giudeo- alla formula magica e come per incanto apparirà il solido sostrato giudeocristiano europeo. Forse.
Evito per pietà (non cristiana) di tornare verso la superficie, con quello che è successo sessanta-settanta anni fa durante l'ultima guerra e mi aggiro invece sul livello raggiunto. I resti però non lasciano molti dubbi: villaggi di ebrei incendiati, pogrom, ghetti.

Sarà colpa mia ma guardando indietro, o meglio in profondità, mica trovo delle grandi ragioni (giudaico)cristiane per stare tutti insieme. Per dirla tutta non ne trovo un granché in generale: a parte dei grandi momenti, sostanzialmente ci siamo date delle gran botte da orbi.
A dire il vero quello che non mi convince è proprio la prospettiva. Cristiane o giudaico-cristiane poco importa. La domanda resta sempre la stessa: da quando in qua gli esseri umani hanno le racidi? Siamo uomini o carote?
Forse semplicemente basta guardare un po' più in alto (verso i germogli, volendo). Io però preferisco dire che basta guardare avanti, verso il futuro.
Cercare di costruire un futuro più equo per tutti i cittadini europei mi sembra una ragione più che sufficiente per stare insieme.

giovedì 22 marzo 2007

Pesach e la febbre della polvere bianca

Quando la cucina diventa luogo di una guerra civile e fratricida si è certi di essere in Italia e, nella fattispecie, in una famiglia di ebrei italiani.
Il problema si acuisce in modo esponenziale con l'avvicinarsi di Pesach, visto che in questo periodo si prevedono cibi particolari, non lievitati in nessuna loro molecola (kasher lepeasach, adatti a pesach - appunto).
Da me oggi al centro del dibattito c'è stata la domanda: "Ma poi quanti pacchi di farina bianca kasher lepesach hai ordinato?"
Spiego per i profani, non ebrei e ebrei, perché vivendo un po' a Milano ho scoperto che c'è bisogno di spiegare davvero tutto.
Se chiedete alle vostre nonne (purché ebree italiane e non di importazione) vi racconteranno che quando erano bambine le loro mamme a Pesach facevano le ciambelline, o le ruschette o le matzot gnascirim. Per chi non lo sapesse sono tutti dolci fatti con farina.
In effetti, durante pesach non è proibito l'uso dei cereali (e della farina) in generale, ma solo se mescolata ad ingredienti che diano luogo a lievitazione, nella fattispecie l'acqua o sostanze acquose. Ma allora com'è che il pane azzimo è fatto di farina impastata con la temibile acqua? Il problema in realtà è quanto tempo si lascia l'impasto fermo. I rabbini hanno decretato che dopo 18 minuti la pallozza di pasta comincia a mobilitare tutti i vari fermentini e lievita. Dunque bisogna agire in fretta, come in E.R. - altrimenti si perde il paziente e addio ciambelline.
Ora però olio e uova non rientrano nelle sostanze acquose. Da sempre in Italia si fanno dei meravigliosi biscottini con la farina bianca di pesach e l'olio. Pensate che si fa addirittura anche la pasta (solo con farina e uova e subito rinsecchita nel forno).
Con grande sconforto di molti rabbini dell'ultima generazione questa roba fa parte della nostra tradizione. Il problema è che questi si sono messi in testa di decapitare questa feroce usanza, rendendo quasi introvabile la famosa polvere bianca. Si vende solo in alcune comunità e solo per uso personale.
Il problema vero, secondo me, è che nessuno nota che quegli stessi rabbini che negano l'uso a casa della temibile farina, non si fanno problemi a dare sigilli di kasherut a lieviti industriali, che miracolosamente (essendo a base di agenti chimici) diventano adatti a pesach e a dolci prodotti con questi.

Zuccherini di Pasqua

Quella che segue non è la mia ricetta casalinga di biscottini di Pesach, ma una ricetta presa da: La cucina nella tradizione ebraica, a cura di Giuliana Ascoli Vitali-Norsa, pubblicato da Giuntina.
Nel capitolo Dolci di Pesach, p. 367 troviamo:

Zuccherini di Pasqua n. 2 (Veronesi)
Ingredienti:
3 uova
200 gr. di zucchero a velo
500 gr. di farina cascer le Pesach
12 cucchiai di olio d'oliva
20 gr. di anicini
un pizzico di sale
scorza di limone grattugiata
Sbattete a lungo le uova intiere con lo zucchero, poi aggiungete il sale e l'olio e, da ultimo, piano piano, la farina e gli anicini. Lasciate riposare per almeno un'ora. Questo di lasciar riposare l'impasto è una precauzione necessaria perché altrimenti il composto risulta troppo morbido. Ungete il marmo con poco olio e con le mani unte fate gli zuccherini a forma di S
Cuocete in forno caldo per 10 minuti circa.

Li consiglio in particolare ad alcuni rabbini italiani, ma sono buoni per tutti.

domenica 18 marzo 2007

pulizie di Pesach

Forse non tutti i lettori di questo blog possono capire il problema.
Ma vi assicuro che le pulizie di Pesach sono un grosso problema che incombe su milioni di famiglie nel mondo.
Entro due settimane pane, pasta, torte lievitate, pizza, birra, piatti e posate normali, pentole normali, etc. etc. lasceranno le cucine delle case ebraiche, e in una sorta di annuale transumanza raggiungeranno lo sgabuzzino, la cantina o la soffitta. In cambio saremo invasi da matzot (pane azzimo), matzot al vino, matzot all'arancia, matzot all'uovo, matzot zuccherate, matzot al cioccolato, etc. etc. Vabbè, non la facciamo tragica! Vengono anche tante altre cose buone: la frittata dolce di azzime è una delle leccornie per le quali potrei fare follie.
Comunque c'è già sommovimento. Prima di tutto bisogna pulire tutto il pulibile e buttare via tutte le cose lievitate, lievitanti e lievitabili. A cominciare dalle briciole dell'ultima colazione che avete fatto a letto sabato mattina scorso e che immancabilmente si sono infilate tra il materasso e le doghe del letto, nonchè quelle finite dietro il divano dopo la pizza che vi siete mangiati l'altra sera sul divano guardando "Che tempo che fa".
Insomma Pesach si avvicina. Le pulizie incombono.
Per favore, non facciamoci prendere la mano!

mercoledì 14 marzo 2007

miss, mia cara miss

Ieri sera è stata incoronata Miss Israele 2007: Liran Kohner.
Liran è drusa. E oltre a essere in procinto per partire per la tzavà (la leva militare), ha dovuto resistere ad una forte opposizione da parte di una parte della popolazione drusa che si opponeva ad una carriera così "sconveniente" per una ragazza "delle loro". I Drusi infatti sono arabi, che hanno una religione esoterica nata nel XI secolo da una scissione nell’Islam sciita. In Israele vivono soprattutto nel Galil (nel nord), vicino al monte Carmel.
Comunque mazal tov alla nuova Miss!