giovedì 29 marzo 2007

viva la pappa...

Tornando ad argomenti più seri, mi rendo conto che in questo periodo c'è un mucchio di gente che cerca ricette per Pesach.
Ho deciso di dare anche io un contributo alla causa, mettendo a disposizione un paio di ricettine casalinghe.

Una premessa però: non mi chiedete di spiattellare in pubblico la mia ricetta di famiglia del charoset (la malta, insomma la marmellata che si mangia durante il seder) o roba simile. Ne va della mia incolumità. Non mi chiedete neppure la ricetta delle matzoballs, perché non saprei da dove cominciare.
Suggerisco invece una ricetta salata e una dolce, abbastanza facili.


La matzà rossa

Ingredienti:
2 azzime fini a testa, pelati, aglio, olio, sale, peperoncino e basilico in quantità sufficienti per un sugo per le persone che avete da mettere a tavola.
In una padella larga preparate il sugo normalmente, lasciando i pelati a pezzettoni. Intanto portate a bollore una pentola di acqua. Tuffatevi rapidamente le azzime spezzate in 4-6 pezzi (giusto qualche secondo, mi raccomando - altrimenti diventano una pappa immangiabile). Scolatele e saltate nel sugo. Servite subito.


Pasta reale

Ingredienti: 8 uova
, 8 cucchiai di zucchero, 8 cucchiai abbondanti di farina di azzime, 1 arancia (buccia), un pizzico di sale.
Sbattete i rossi e lo zucchero. Unite la buccia dell'arancia. Sbattete a neve i bianchi con un pizzico di sale e uniteli all'impasto, alternando con la farina. Cuocere a 180° per 50 minuti, senza mai aprire il forno altrimenti si smonta!

sicurezza: tutto liscio come l'olio

Lunedì sera c'è stata a Milano la manifestazione per la sicurezza.
A dire il vero ce ne sono state ben 3. Una del centro-sinistra, una del centro-destra e una non ho ben capito di chi.

Io passo a Milano un certo numero di giorni al mese e, guarda caso, vivo in una delle aree ritenute più pericolose della città: abito a solo poche centinaia di metri da via dei Transiti, la traversa di viale Monza vera e propria "capitale" dello spaccio e della prostituzione.
A Milano non c'è una grande vita sociale, però a volte la sera esco. Qualche settimana fa, rientrando da una cena a mezzanotte passata, mi sono guardata intorno, mentre giravo 20 minuti alla ricerca di un parcheggio (questa sì vera piaga, visto che oltre tutto la metropolitana funziona solo fino a poco dopo mezzanotte...) ed sono riuscita a riscontrare le seguenti figure sosospette:
a) n.1 pusher
b) n.1 attempata battona italica.
Nella zona più pericolosa di Milano.
Comunque la notizia della manifestazione ha fatto il giro di giornali e telegiornali.
I postumi della sbornia di sicurezza non sono però forse così noti. Questa mattina la polizia ha dovuto bloccare per diverse ore il traffico di corso Buenos Aires, già funestato da incidenti fin dalla prima mattinata. Indovinate perché?
I manifestanti del corteo serale, cioè quello della Moratti e Berlusconi, evidentemente presi dalla foga o forse inesperti di fiaccolate e cortei, hanno sgocciolato la cera delle fiaccole sul manto stradale, creando una scivolosa e uniforme patina. Il risultato è che stamani il percorso del corteo dei manifestanti era ancora riconoscibile per il corteo di macchine e motorini incolonnati a passo d'uomo e intenti ad evitare di scivolare.
Il Comune porge le sue scuse alla cittadinanza e sostiene che pagherà i danni. Nell'intento di trasformare le vie di Milano nel salotto buono della città, si erano dimenticati di avvisare che la servitù aveva appena passato la cera.

martedì 27 marzo 2007

l'europa e le carote

Negli ultimi giorni, grazie alla felice contemporaneità del cinquantesimo dei patti europei di Roma e degli interventi di Bagnasco (il monsigneur) e di Ratzinger (la B16) siamo di nuovo tornati a parlare di radici dell'Europa.
Personalmente sono un'europeista convinta. Viaggiare avanti e indietro per lo spazio Schengen senza dover esibire un passaporto e muovermi senza dover cambiare moneta mi riempie ancora adesso, dopo alcuni anni, di un certo orgoglio. Senza considerare che, come italiani, se ci fosse mancato un aggancio all'economia europea saremmo tutti con le chiappe per terra.
Francamente, però, non mi sono mai messa da un punto di vista teorico. Eliminiamo alcuni fattori palesi: siamo un continente e abbiamo molte più cose in comune con i nostri confinanti che con i pinguini del Polo Sud. A parte tutto questo, che cos'è che tiene insieme l'Europa?

Insomma, tutto questo discorrere di radici comuni mi ha fatto riflettere. Proviamo a pensare per 5 minuti che abbiano ragione e cominciamo a scavare alla ricerca delle mitiche radici cristiane. Superato lo strato delle falde acquifere inquinate e dei residuati bellici delle ultime due guerre mondiali combattute sul suolo del nostro continente (che effettivamente rappresentano un ottimo esempio di pio amore cristiano, su cui riposano le fondamenta europee) troviamo... delle meravigliose baionette. Urka che scoperta! Una delle ultime volte che l'Europa è stata segnata da un'impronta unitaria è stata sotto Napoleone. Ma Napoleone non era quello che veniva dalla Francia rivoluzionaria, quella del divorzio e della cittadinanza per chi risieda sul territorio nazionale?
Forse però mi sbaglio ancora. Bisogna scavare più a fondo. Ma com'è che trovo altre armi? Mamma mia! Devo essere finita un paio di secoli ancora indietro in un altro splendido esempio di concordia cristiana: quando cattolici e protestanti se la davano di
santa ragione per tutta Europa.
Vabbè, forse mi sbaglio ancora. Proviamo ad aggiungere il mitico prefisso giudeo- alla formula magica e come per incanto apparirà il solido sostrato giudeocristiano europeo. Forse.
Evito per pietà (non cristiana) di tornare verso la superficie, con quello che è successo sessanta-settanta anni fa durante l'ultima guerra e mi aggiro invece sul livello raggiunto. I resti però non lasciano molti dubbi: villaggi di ebrei incendiati, pogrom, ghetti.

Sarà colpa mia ma guardando indietro, o meglio in profondità, mica trovo delle grandi ragioni (giudaico)cristiane per stare tutti insieme. Per dirla tutta non ne trovo un granché in generale: a parte dei grandi momenti, sostanzialmente ci siamo date delle gran botte da orbi.
A dire il vero quello che non mi convince è proprio la prospettiva. Cristiane o giudaico-cristiane poco importa. La domanda resta sempre la stessa: da quando in qua gli esseri umani hanno le racidi? Siamo uomini o carote?
Forse semplicemente basta guardare un po' più in alto (verso i germogli, volendo). Io però preferisco dire che basta guardare avanti, verso il futuro.
Cercare di costruire un futuro più equo per tutti i cittadini europei mi sembra una ragione più che sufficiente per stare insieme.

giovedì 22 marzo 2007

Pesach e la febbre della polvere bianca

Quando la cucina diventa luogo di una guerra civile e fratricida si è certi di essere in Italia e, nella fattispecie, in una famiglia di ebrei italiani.
Il problema si acuisce in modo esponenziale con l'avvicinarsi di Pesach, visto che in questo periodo si prevedono cibi particolari, non lievitati in nessuna loro molecola (kasher lepeasach, adatti a pesach - appunto).
Da me oggi al centro del dibattito c'è stata la domanda: "Ma poi quanti pacchi di farina bianca kasher lepesach hai ordinato?"
Spiego per i profani, non ebrei e ebrei, perché vivendo un po' a Milano ho scoperto che c'è bisogno di spiegare davvero tutto.
Se chiedete alle vostre nonne (purché ebree italiane e non di importazione) vi racconteranno che quando erano bambine le loro mamme a Pesach facevano le ciambelline, o le ruschette o le matzot gnascirim. Per chi non lo sapesse sono tutti dolci fatti con farina.
In effetti, durante pesach non è proibito l'uso dei cereali (e della farina) in generale, ma solo se mescolata ad ingredienti che diano luogo a lievitazione, nella fattispecie l'acqua o sostanze acquose. Ma allora com'è che il pane azzimo è fatto di farina impastata con la temibile acqua? Il problema in realtà è quanto tempo si lascia l'impasto fermo. I rabbini hanno decretato che dopo 18 minuti la pallozza di pasta comincia a mobilitare tutti i vari fermentini e lievita. Dunque bisogna agire in fretta, come in E.R. - altrimenti si perde il paziente e addio ciambelline.
Ora però olio e uova non rientrano nelle sostanze acquose. Da sempre in Italia si fanno dei meravigliosi biscottini con la farina bianca di pesach e l'olio. Pensate che si fa addirittura anche la pasta (solo con farina e uova e subito rinsecchita nel forno).
Con grande sconforto di molti rabbini dell'ultima generazione questa roba fa parte della nostra tradizione. Il problema è che questi si sono messi in testa di decapitare questa feroce usanza, rendendo quasi introvabile la famosa polvere bianca. Si vende solo in alcune comunità e solo per uso personale.
Il problema vero, secondo me, è che nessuno nota che quegli stessi rabbini che negano l'uso a casa della temibile farina, non si fanno problemi a dare sigilli di kasherut a lieviti industriali, che miracolosamente (essendo a base di agenti chimici) diventano adatti a pesach e a dolci prodotti con questi.

Zuccherini di Pasqua

Quella che segue non è la mia ricetta casalinga di biscottini di Pesach, ma una ricetta presa da: La cucina nella tradizione ebraica, a cura di Giuliana Ascoli Vitali-Norsa, pubblicato da Giuntina.
Nel capitolo Dolci di Pesach, p. 367 troviamo:

Zuccherini di Pasqua n. 2 (Veronesi)
Ingredienti:
3 uova
200 gr. di zucchero a velo
500 gr. di farina cascer le Pesach
12 cucchiai di olio d'oliva
20 gr. di anicini
un pizzico di sale
scorza di limone grattugiata
Sbattete a lungo le uova intiere con lo zucchero, poi aggiungete il sale e l'olio e, da ultimo, piano piano, la farina e gli anicini. Lasciate riposare per almeno un'ora. Questo di lasciar riposare l'impasto è una precauzione necessaria perché altrimenti il composto risulta troppo morbido. Ungete il marmo con poco olio e con le mani unte fate gli zuccherini a forma di S
Cuocete in forno caldo per 10 minuti circa.

Li consiglio in particolare ad alcuni rabbini italiani, ma sono buoni per tutti.