giovedì 15 maggio 2008

per rinfrancar il palato tra un post e l'altro

Per alleggerire i toni e per gustarsi le arance che qui si trovano ottime quasi tutto l'anno, vi suggerisco questo pollo all'arancia. Niente a che vedere con la sua cugina (l'anatra all'arancia... ancora non riesco a farmela piacere). Niente a che vedere con cucina ebraica. A dire il vero non so neanche come questa ricetta sia finita ad un certo punto nel ricettario di mia madre, che me l'ha insegnata.

Ingredienti:
- 500 gr. petto di pollo
- 3 arance

- 1 limone
- noci tritate
grossolanamente
e pinoli a piacimento
- qualche cucchiaio di farina

- olio e.v.d'o. sale e pepe

Spremete le arance e il limone.

Tagliate a filetti il petto di pollo.
Mettete il tutto in una bacinella. Unite noci e pinoli, sale e pepe e fate marinare in frigo, coperto, per un paio di ore.
Dopo due ore tirate su i filetti di petto di polli e scolateli dalla marinatura (che non dovete buttare). Infarinateli leggermente e passateli in padella con un po' di olio, fino a che non sono dorati. A questo punto aggiungete la marinatura e lasciate andare fino a che i petti di pollo non sono cotti. La salsina deve restare un po' liquida. Si servono caldi, ma se la salsina è sufficientemente liquida sono ottimi anche riscaldati sulla
plata il sabato a pranzo.

mercoledì 14 maggio 2008

occhio per occhio

Dal numero di messaggi che ho ricevuto da parte di cattolici, credo di dovere qualche spiegazione in più sulla questione dell'aborto, lasciando per un momento da parte le mie convinzioni etiche personali e cercando di spiegare la posizione ebraica sul tema. Fermo restando che, come ho già detto e come rav Disegni ha scritto, le posizioni sono comunque molto variegate e le decisioni prendono sempre in considerazione il caso singolo.
Nei messaggi ricevuti, credo che in realtà vengano al nodo due diverse questioni. Da un lato c'è il preconcetto di sapere che cosa c'è scritto nella Bibbia, in particolare nel "Vecchio Testamento", o meglio (mi si passi il termine) la presunzione di dire agli ebrei e al mondo che cosa ci si dovrebbe leggere. Dall'altra c'è un problema di fondo: come può essere una religione "contro la vita"?
Cercherò di andare per ordine e mi scuso se non risponderò a tutte le domande. Non sono una rabbina. Al massimo sono un'apprendista rebbetziner.

Una cosa che mi pare sfugga ai miei amati lettori è che un testo acquista un valore non in sè, ma per le interpretazioni che se ne danno. La tradizione ebraica mette questo al suo centro e resta vitale proprio grazie a questo. Vi siete mai chiesti perché non ci sono molti ebrei ciechi? Eppure sta scritto "occhio per occhio". La chiave del mistero sta in quella parolina di cui sopra: interpretazione. La legge ebraica (halakhà) da millenni è appunto questo, attraverso la Mishnà, la Ghemarà e il Talmud prima e attraverso i responsa adesso, i rabbini di tutti i tempi hanno interpretato ciò che sta scritto nella Torà, per dare risposte concrete e valide per i problemi dei loro tempi. Questo significa ad esempio che praticamente da sempre il detto "occhio per occhio" è stato interpretato in termini di compensazione per il danno arrecato.
Interpretazioni diverse - evidentemente - la nostra e la vostra. Punti di vista sul testo, direi.
Per quanto riguarda specificamente la questione aborto, il testo principale di riferimento per noi è Esodo 21:22-25. Guarda caso proprio il famoso occhio per occhio.
"Quando degli uomini stiano lottando e uno di essi spinge una donna incinta facendola abortire, ma non provocandole alcun altro danno, il responsabile sarà punito in base a quanto il marito della donna può prendere da lui, secondo una stima. Ma se altri danni ne conseguono la punizione sarà vta per vita."
Da questo brano l'Halakhà deriva che la soppressione di un feto non è da considerarsi alla stregua di un omicidio e non è punibile come tale.
L'altro famoso passo che invece si continua a citarmi è dal libro della Genesi (38:6-11). In esso si racconta di Onan, il quale si rifiuta di seguire la legge del levirato, secondo la quale avrebbe dovuto sposare la moglie vedova di suo fratello, in modo da farle avere figli, che sarebbero stati come figli di suo fratello. Per non fare questo"Onan disperdeva per terra, ogni volta che si univa alla moglie di suo fratello, in modo da non dare una discendenza a suo fratello. Ciò fece dispiacere al Signore, che prese la sua vita".
Ora, da questo passo nella tradizione ebraica si ricavano una serie di divertenti considerazioni, prima di tutto sul levirato... e non vi sto qui ad annoiare. Secondariamente si ricavano interessanti normative relative alla contraccezione e ai figli. La mitzvà (obbligo) di fare figli si fa ricadere solo sull'uomo e non sulla donna. Per questa ragione, mentre l'uomo non può adottare mezzi di contraccezione, la donna può farlo. Da tutto questo però non si ricava nulla sull'aborto, nè sul fatto che lo sperma sia già vita.
Insomma questione di punti di vista.

Il secondo punto in questione è "come una religione possa non difendere la vita". La risposta è molto semplice: la mia religione difende la vita. Quella dei viventi, appunto, secondo la nostra definizione e in primo luogo quella della madre. Questo approccio è del resto lo stesso dell'Islam, per il quale il feto non è vitale fino a 120 giorni dal concepimento ed è in generale possibile sopprimerlo in caso di problemi di salute o psicologici della madre. Famoso fu il caso degli stupri delle donne bosniache. Una fatwa fu promulgata appunto che riconosceva la liceità dell'interruzione di quelle gravidanze. Da notare anche che queste posizioni implicano che un intervento farmacutico tempestivo (pillola del giorno dopo) è da privilegiarsi.
Ma allora? Se le religioni devono dare un esempio morale, cosa succederebbe se tutti decicessero di interrompere la gravidanza?
Barukh haShem, milioni di bambini ebrei popolano ancora questo mondo. E in qualche modo saranno pur nati. E miliardi di bambini musulmani continuano a nascere, Inshallah.

martedì 13 maggio 2008

questione di vita

Ci sono un prete cattilico e un pastore protestante che stanno discutendo. Il prete dice: "La vita comincia al momento del concepimento!". Il pastore protestante gli risponde: "No! Inizia alla nascita!". La discussione, visti i tempi, prende una piega piuttosto accesa e quasi si prendono per i capelli. Alla fine, decidono di dirimere la cosa rivolgendosi, come spesso si fa ai "fratelli maggiori". Se ne vanno dunque da un rabbino. Il prete, tutto concitato gli dice: "Spiega a questo capoccione che abbiamo ragione noi: la vita è tale fin dal concepimento". Il pastore replica: "Ma smettila di dire sciocchezze! Senti rabbino, gli vuoi dire come stanno le cose, che almeno a te ti sta a sentire: la vita inizia con la nascita". Il rabbino placido, li guarda tutti e due diritti negli occhi e risponde: "Proprio non avete capito nulla". Gli altri due tacciono, pendendo dalle sue labbra. "La vita comincia quando i figli trovano un lavoro, si sposano e escono di casa".

Tutto questo per spiegare che, nonostante gli usi e gli abusi che si fanno di citazioni "veterotestamentarie", e nonostante i rabbini italiani, per piaggeria nei confronti dei maggiortari "fratelli minori", tendano a non parlare di queste cose, secondo la normativa tradizionale ebraica non esiste qualcosa come "uccidere un bambino prima che sia nato". Nella pancia esiste il feto, non un bambino, che certo deve essere curato, ma mai a discapito della vita della madre (sia in considerazione delle sue condizioni fisiche che psicologiche).
Se la vogliamo mettere in termini aristotelico-tomistici, tanto cari alla Chiesa, possiamo dire che il nascituro è una vita in potenza e non in atto. Se vogliamo metterla in termini biblici, un po' più terra terra, ma forse più utili, se uno incidentalmente colpisce una donna incinta e questa abortisce in conseguenza dell'urto, il risarcimento dovuto è minore rispetto al caso i cui uno accidentalmente uccida una persona.
Resta soprattutto il fatto che anche i prudentissimi rabbini ortodossi italiani, quando si sono pronunciati, hanno sempre sottolineato che si tratta di decisioni caso per caso, che valutino le effettive condizioni della donna in particolare. Non si può tagliare le cose con l'accetta.

Tutto questo anche per dire che non pubblicherò nessun commento che, gridando dai tetti" all'omicidio, offenda la mia sensibilità religiosa e la sensibilità di molte persone che sono passate attravero scelte, certo non leggere, ma sicuramente pienamente legittime.

Neanche offese alla mia storia familiare saranno ammesse. Perché come i miei antenati, anche io penso che, sì, qualcuno dovrebbe far capire prima o poi al papa che non può pretendere di convertire il mondo.

monarchia-repubblica

Con l'avvicinarsi del 2 giugno, mi chiedo: ma non c'è nessuno che protesti contro il fatto che il sovrano di una monarchia confinante si permetta di criticare le libere leggi sulla Sanità pubblica, votate dal parlamento e confermate da referendum popolare di una sovrana Repubblica parlamentare?
I miei antenati mazziniani si stanno rivoltando nella tomba.

giovedì 8 maggio 2008

בת שישים